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DiAvvocato Federico Depetris

Caso Gregoretti: l’irresponsabile uso strumentale della Giustizia

[ARTICOLO DELL’AVV. FEDERICO DEPETRIS DEL 29.01.2020  PUBBLICATO SU NUOVA SOCIETA’ NELLA RUBRICA AEQUITAS – L’ARTICOLO ORIGINALE E’ DISPONIBILE QUI ]

Salvini, forse, sarà processato per il presunto, e tutto da dimostrare, sequestro di persona per come avrebbe gestito il noto caso della nave Gregoretti e la mancata autorizzazione allo sbarco degli immigrati ospitati a bordo.

Non voglio entrare nel merito della vicenda processuale che riguarda l’ex ministro degli Interni, anche se ho più di qualche dubbio che possa seriamente essere sostenuto che Salvini abbia commesso il gravissimo reato di sequestro di persona, quello che mi preme evidenziare, da avvocato e cittadino, è l’insopportabile utilizzo strumentale che viene fatto della Giustizia.

Abbiamo assistito nelle ultime settimane ad un teatrino veramente penoso.

Da un lato il Partito democratico e la sinistra intenzionata a far “processare” l’avversario politico che è stato equiparato praticamente ad un criminale di guerra. Quindi, da una parte, la sinistra che, per soddisfare i propri pruriti etici ed ideologici, si è dichiarata pronta a sostenere interpretazioni forzose della legge pur di riuscire ad eliminare il “nemico”.

Dalla stessa parte della sinistra si è schierato il Movimento Cinque Stelle, ossia l’ex alleato di governo del ministro Salvini. In questo caso la retorica “forcaiola” è stata ancora più insopportabile.

Se Salvini fosse responsabile lo è necessariamente anche il Presidente Conte, unico vero titolare della linea politica dell’esecutivo anche all’epoca in cui maturava il caso Gregoretti.

Peraltro, per il simile caso della Sea Watch Di Maio ed i pentastellati avevano “salvato” l’alleato leghista, sostenendo, giustamente, che avesse agito nell’interesse della Repubblica e quindi condividendo l’azione dell’allora amico Salvini. Cambia il governo, situazione pressoché analoga ed i Cinque Stelle, smentendo l’orientamento espresso pochi mesi prima si dichiarano a favore del processo a Salvini. Sta tutta qui la (poca) serietà ed affidabilità della nostra classe dirigente in questo momento storico.

Arrivano le elezioni in Emilia Romagna ed iniziano i calcoli elettorali.

Salvini, si dice, voglia fare la parte del martire della sinistra e della magistratura “rossa” per provare il colpo nella storica roccaforte del fu Partito Comunista. E quindi, a sorpresa, i senatori leghisti nella Giunta per le immunità hanno votato a favore dell’incriminazione del loro leader.

Partito democratico e Cinque Stelle, pur di evitare che Salvini potesse sfruttare a proprio vantaggio la situazione del possibile rinvio a giudizio per il caso Gregoretti, nonostante l’ardore etico-morale che li dovrebbe animare in questa “lotta di civiltà” contro la destra populista e xenofoba, erano a pronti a fare marcia indietro, o peggio,  a ritardare il voto nella Giunta per le immunità al Senato per rimandare il tutto a dopo le elezioni in Emilia Romagna e infatti hanno poi scelto di disertare il voto in Giunta.

Tutto questo miserabile teatrino è stato assolutamente svilente per le istituzioni.

E’ stato svilente per il Governo e per la sua, costituzionalmente necessaria, autonomia.

E’ stato svilente nei confronti della Giustizia, costretta ad essere strapazzata a “destra” ed a “sinistra” per soddisfare miopi calcoli e tatticismi elettorali.

Un processo è una cosa seria. Esso è finalizzato ad accertare fatti e ad assicurare la tutela di diritti. L’Italia con i suoi duemilasettecento anni di diritto, certo, non merita una classe dirigente così impreparata ed irresponsabile, come ha dimostrato, per l’ennesima volta, nella gestione della crisi Gregoretti.

Bisogna avere ben chiaro che quando si svilisce la Giustizia e se ne promuove un uso distorto perché strumentale, allora sono tutti gli italiani a rimetterci; sono tutti coloro che ogni giorno si affidano ai giudici per vedersi riconosciuti i propri diritti e che iniziano a non avere più alcuna fiducia in un sistema che, anche per demeriti propri e non solo della politica, è già in profonda crisi.

Avv. Federico Depetris