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Archivio dei tag risarcimento danni

DiAvvocato Federico Depetris

Sinistri stradali a Torino e Piemonte: le prospettive della guida autonoma

[ARTICOLO DELL’AVV. FEDERICO DEPETRIS DEL 11.05.2020  PUBBLICATO SU NUOVA SOCIETA’  – L’ARTICOLO ORIGINALE E’ DISPONIBILE QUI ]

Ogni anno in Piemonte ci sono 10.832 sinistri con lesioni alle persone (dati del 2018). La metà dei sinistri avviene nella provincia di Torino. In Italia i sinistri con lesioni sono 172.553 all’anno. I sinistri mortali in Piemonte sono circa 250, in Italia sono 3.300.

Numeri impressionanti e che impongono importanti riflessioni. Il trend dei sinistri con lesioni è tuttavia in sensibile costante calo.

Nel 2001 i sinistri con lesioni erano in Italia 263.100 (quasi 17.000 in Piemonte). I morti a causa di un sinistro stradale in Piemonte dal 2001 ad oggi si sono addirittura dimezzati.

Sulla riduzione dei sinistri, in particolare quelli gravi, hanno probabilmente influito le campagne di sensibilizzazione, le migliorie apportate dalle case automobilistiche e norme sempre più severe nei confronti della guida in stato di ebrezza e sotto gli effetti di sostanze stupefacenti.

Il fenomeno rimane tuttavia drammatico: oltre tremila morti all’anno sono troppi.

Ad ogni sinistro ovviamente consegue anche il pagamento di un risarcimento da parte dell’assicurazione che potrà ammontare a qualche centinaio di euro per i sinistri con lesioni lievi sino a diversi milioni di euro a seconda dell’età, professione etc. della vittima. La presenza di un così alto numero di sinistri con lesioni si riflette inevitabilmente sul costo dei premi che gli italiani devono pagare per assicurare i loro mezzi, premi che rimangono tra i più alti d’Europa.

Nei prossimi decenni l’intera esperienza di guida potrebbe tuttavia venire radicalmente stravolta dai sistemi di guida autonoma e con essa vi è chi ritiene che i sinistri con lesioni potranno essere persino azzerati.

Si è anche ipotizzato, in verità, che lo stesso mercato delle polizze auto potrebbe giungere al suo capolinea nei prossimi decenni non appena le auto a guida autonoma sostituiranno del tutto quelle con conducente.

Torino è in prima linea nella sperimentazione della guida senza conducente. E’ a Torino infatti che si è lanciato il primo mini bus del trasporto pubblico locale senza conducente. E sempre a Torino è stato progettato un percorso di 35 kilometri nel tessuto urbano che verrà utilizzato per sperimentare i veicoli a guida autonoma.

Stiamo quindi probabilmente assistendo agli inizi di una rivoluzione che cambierà il mercato in numerosissimi settori (assicurativo, risarcitorio, noleggio auto, servizio taxi etc.) e che porterà ad un ripensamento delle infrastrutture stradali delle nostre città.

La guida autonoma è solo agli inizi eppure ben presto anche il mondo del diritto dovrà iniziare a relazionarsi con questa nuova tecnologia.

Nonostante ingegneri e programmatori ritengono che con l’intelligenza artificiale i sinistri con danni alle persone potranno essere azzerati, è quasi certo, al contrario, che sinistri continueranno ad accadere seppur in numero decisamente più contenuto. Un guasto dei sensori, del sistema di guida, dell’impianto frenante, dei semafori etc. potrebbe finire con il causare anche gravi sinistri. Su ci ricadrà la responsabilità per le lesioni e i danni ai mezzi coinvolti? Il proprietario del mezzo guasto? Il titolare dell’infrastruttura difettosa? Il produttore del mezzo malfunzionante o il suo venditore?

Su questi quesiti presto i giuristi dovranno iniziare a relazionarsi.

DiAvvocato Federico Depetris

Coronavirus, strage di anziani nelle RSA: aumentano le inchieste della magistratura

[ARTICOLO DELL’AVV. FEDERICO DEPETRIS DEL 04.05.2020  PUBBLICATO SU NUOVA SOCIETA’  – L’ARTICOLO ORIGINALE E’ DISPONIBILE QUI ]

Nelle case di riposo ormai è strage di anziani. Le inchieste della Magistratura si stanno moltiplicando in tutto il nord Italia ed in particolare a Milano e Torino.
Al Pio Albergo Trivulzio di Milano gli anziani pazienti morti sarebbero oltre 150. In provincia di Bergamo si stimano 1.500 anziani deceduti per coronavirus nelle RSA. Numeri inquietanti che impongono indagini approfondite per capire come sia stato possibile trasformare gli ospizi, dove a tutti era chiaro fossero presenti le persone più esposte ai rischi del Covid-19, in focolai di infezione fuori controllo.

Si ipotizzano gravi negligenze a carico dei dirigenti delle case di riposo e del personale addetto alla cura degli anziani ospiti. Si indaga persino per capire se è vero che alcune strutture avrebbero nascosto la positività di alcuni membri del personale.

Non sarebbero state prese le dovute cautele e personale e pazienti non sarebbero stati dotati dei sistemi individuali di protezione per prevenire il contagio (mascherine, guanti, camici etc). Accuse gravissime mosse da parenti delle vittime e da membri del personale, che dovranno trovare conferme nelle indagini ma che stanno comunque mettendo in allarme i vertici di tutte le RSA del nord Italia.

A Torino la situazione è allarmante quanto in Lombardia.

Si registrano al momento oltre duecento decessi per coronavirus tra gli anziani delle case di riposo torinesi. Un incremento che ha destato preoccupazione anche nella sindaca Chiara Appendino e nel presidente della regione Alberto Cirio.

Tuttavia è lecito ipotizzare che per questa strage di anziani anche il sistema sanitario abbia concorso mediante dimissioni affrettate con conseguente ritorno di pazienti positivi al Covid-19 nelle strutture RSA, come le stesse case di riposo hanno denunciato nelle scorse ore.

I reati ipotizzati nelle indagini in corso sono quelli di omicidio colposo ed epidemia colposa.

Il reato di epidemia è previsto dall’art. 438 del codice penale. La norma punisce chiunque cagioni un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni. La pena prevista per l’epidemia dolosa è l’ergastolo. Nella versione originale del codice penale, nel caso in cui a causa dell’epidemia conseguisse il decesso di uno o più persone, si applicava la pena di morte.

Per l’epidemia colposa le pene sono quelle indicate dall’art. 452 del codice penale.

Secondo la giurisprudenza “il reato di epidemia richiede, nella sua materialità, il carattere contagioso e diffuso del morbo, la durata cronologicamente limitata del fenomeno (che altrimenti si verserebbe in endemia), il numero elevato delle persone colpite e l’estensione territoriale dell’affezione, che dev’essere di una certa ampiezza “ (Cfr. Tribunale Bolzano, 13/03/1979).

Deve essere segnalato, tuttavia, come i Tribunali italiani, nei pochi precedenti noti, abbiano dato alla nozione di epidemia di cui all’art. 438 del codice penale un’interpretazione restrittiva. Si è infatti affermato che “elementi costitutivi, in senso materiale, della fattispecie preveduta e punita dall’art. 438 c.p. sono: la rapidità della diffusione, la diffusibilità ad un numero indeterminato e notevole di persone, l’ampia estensione territoriale della diffusione del male. Il reato deve, perciò escludersi se, come nel caso di specie, l’insorgere e lo sviluppo della malattia si esauriscano nell’ambito di un ristretto numero di persone …” (Cfr. Tribunale Savona, 06/02/2008).

Tutt’altro che scontato quindi che si sia configurato il reato di epidemia colposa nelle RSA. Più “semplice” invece ipotizzare la presenza di gravi negligenze, imprudenze ed imperizie che consentirebbero la contestazione del reato di omicidio colposo.

In ogni caso, per le case di riposo interessate da un numero di decessi anomalo, o comunque da decessi dei pazienti per coronavirus, è estremamente probabile che ci saranno conseguenze anche sotto il profilo civilistico. Numerose famiglie potrebbero infatti attivarsi per richiedere il risarcimento per la prematura scomparsa del loro congiunto.

DiAvvocato Federico Depetris

La perdita della capacità lavorativa dopo un sinistro. Cos’è e come si calcola

[ARTICOLO DELL’AVV. FEDERICO DEPETRIS DEL 29.11.2019 PUBBLICATO SU NUOVA SOCIETA’ NELLA RUBRICA AEQUITAS – L’ARTICOLO ORIGINALE E’ DISPONIBILE QUI ]

Può accadere che in seguito ad un grave sinistro stradale, un errore medico, un’aggressione etc. derivino lesioni che possono compromettere in tutto od in parte la capacità lavorativa del danneggiato.

Ad esempio una grave frattura con conseguente offesa permanente dell’arto di una persona che svolge, in via autonoma, attività manuali (edilizia, fabbro, fattorino etc.) può compromettere gravemente la capacità reddituale del danneggiato.

In questo articolo vedremo brevemente cos’è il danno patrimoniale da perdita della capacità lavorativa e come può essere quantificato secondo gli orientamenti più recenti della giurisprudenza.

Il danno patrimoniale di cui si discute è stato così definito dalla Corte di Cassazione: “Il danno patrimoniale da perdita della capacita’ di lavoro e di guadagno e’ un danno permanente, nella sua efficacia lesiva proiettato in futuro, essendo destinato a riprodursi anno per anno, per tutta la vita lavorativa della vittima: in quanto pregiudizio futuro, esso deve essere valutato su base prognostica anche a mezzo di presunzioni semplici, salva la determinazione equitativa, in assenza di prova certa del suo ammontare (ex plurimis, Cass. 23/09/2014, n. 2003; Cass. 14/11/2013, n. 25634).” (Cass. 10499/2017).

La formula per il calcolo della perdita di capacità lavorativa è la seguente: R (reddito) x C (coefficiente di capitalizzazione) x P (perdita capacità lavorativa specifica in percentuale) – S (scarto tra la vita fisica e quella lavorativa, pari al 10%).

Circa il coefficiente di capitalizzazione da applicarsi, deve essere osservato come non si possa fare riferimento ai coefficienti di cui al di cui al R.d. n. 1403 del 1922. Essi infatti non sono più conferenti con la realtà attuale, decisamente modificatasi dal 1922 essendo passato un secolo dalla loro formulazione.

Il predetto principio è stato anche fatto proprio dalla Corte di Cassazione: «D’altro canto, come ripetutamente affermato da questa Corte, i coefficienti di capitalizzazione approvati con il Regio Decreto n. 1403 del 1922, non assicurano l’integrale ristoro del danno permanente da incapacita’ di guadagno, ne’ la loro adozione e’ consentita neppure in via equitativa ex articolo 1226 c.c.. (da ultimo, con diffusa ed esaustiva motivazione, Cass. 14/10/2015, n. 20615). I suddetti coefficienti, infatti, sono stati elaborati sulla base delle tavole di mortalita’ ricavate dal censimento della popolazione italiana del 1911 (con riguardo cioe’ ad una speranza di vita inferiore di oltre un terzo a quella attuale) e di un saggio di produttivita’ del denaro (indicante la misura del risarcimento che viene detratta per tenere conto della anticipata capitalizzazione rispetto all’epoca futura in cui il danno si sarebbe effettivamente verificato) del 4,50%, superiore (e non di poco) ai rendimenti traibili oggigiorno dall’impiego di capitale: per effetto dell’innalzamento della durata media della vita e dell’abbassamento dei saggi di interesse, dunque, l’applicazione dei criteri ex Regio Decreto n. 1403 del 1922, determinerebbe una impropria ed ingiustificata decurtazione dell’importo risarcitorio» (Ex multis Cass. 10499/2017)

Il coefficente utilizzato per il calcolo del danno da perdita di capacità lavorativa (e quindi di guadagno) viene solitamente ricavato dai coefficienti indicati negli Atti dell’incontro di studio per i magistrati, svoltosi a Trevi il 30 giugno – 1 luglio 1989 (in Nuovi orientamenti e nuovi criteri per la determinazione del danno, Quaderni del CSM, 1990, n. 41, pp. 127 e ss.).

Il risultato che si ottiene applicando la formula matematica sopra illustrata costituisce unicamente una base di partenza, per l’effettiva individuazione del danno da perdita permanente di capacità lavorativa la cui quantificazione dovrà essere eseguita tenendo conto anche di altre viariabili quali, ad esempio, il presumibile aumento annuale del reddito, da valutarsi in via prognostica ed in via equitativa.

Infatti circa la determinazione del danno da risarcirsi per la perdita di guadagno, la Cassazione ha chiarito che: «il danno patrimoniale futuro da perdita della capacità lavorativa specifica, in applicazione del principio dell’integralità del risarcimento sancito dall’artt. 1223 c.c., deve essere liquidato moltiplicando il reddito perduto per un adeguato coefficiente di capitalizzazione, utilizzando quali termini di raffronto, da un lato, la retribuzione media dell’intera vita lavorativa della categoria di pertinenza, desunta da parametri di rilievo normativi o altrimenti stimata in via equitativa, e, dall’altro, coefficienti di capitalizzazione di maggiore affidamento, in quanto aggiornati e scientificamente corretti, quali, ad esempio, quelli approvati con provvedimenti normativi per la capitalizzazione delle rendite previdenziali o assistenziali oppure quelli elaborati specificamente nella materia del danno aquiliano». ( Cfr. Cass. 10499/2017).

Quindi nel determinare il danno da perdita della capacità lavorativa, si dovrà altresì tenere conto della possibile progressione del reddito del danneggiato.

 

Avv. Federico Depetris

DiAvvocato Federico Depetris

Facebook è un pericolo per la democrazia

[ARTICOLO DELL’AVV. FEDERICO DEPETRIS DEL 25.09.2019 PUBBLICATO SU NUOVA SOCIETA’ NELLA RUBRICA AEQUITAS – L’ARTICOLO ORIGINALE E’ DISPONIBILE QUI ]

Il 9 di settembre, nel pomeriggio, Facebook ha cancellato in pochi minuti le pagine ufficiali dei movimenti politici Forza Nuova e CasaPound Italia. Con loro sono stati oscurati e cancellati i profili ufficiali dei consiglieri comunali di CasaPound Italia e centinaia di account appartenenti ad attivisti di movimenti identitari sono stati rimossi dal social-network più famoso in Italia.

Una decisione che non ha precedenti in Italia. Mai prima di ora un social aveva optato per la messa al bando integrale e senza appello di persone e organizzazioni, politicamente, non gradite.

Facebook ha spiegato la propria operazione di censura sostenendo che le associazioni e le persone colpite dall’oscuramento si sarebbero rese responsabili di incitare all’odio e alla violenza, senza tuttavia fornire uno straccio di prova a sostegno di quanto affermato. Probabilmente per Facebook e la sua “policy” è sufficiente esprimere, ad esempio, posizioni fortemente contrarie alle politiche immigrazioniste dell’accoglienza per essere considerati, senza possibilità di difesa, degli “incitatori di odio”.

La censura contro CasaPound è un precedente pericolosissimo che rischia di compromettere persino l’intero sistema democratico.

Internet ha offerto e continua ad offrire un accesso facilitato ad un’incredibile mole di informazioni e consente una rapida circolazione di notizie e idee.

Non è un caso che i regimi totalitari contemporanei oscurino in tutto o in parte il web, impedendo l’accesso a piattaforme social o comunque a contenuti ritenuti “ostili”.

Tuttavia, internet, senza regole come oggi, non è il regno della libertà più assoluta.

Mano a mano che il traffico internet è aumentato, si sono creati dei centri che hanno polarizzato il traffico. Internet si è trasformato in un imbuto che ha smantellato quella rete originaria in cui tutti erano posti in una posizione di sostanziale parità.

Google ha pressoché il monopolio della ricerca sul web. I propri sofisticati algoritmi di ricerca, oggetto di continui aggiornamenti, hanno consentito al colosso americano un vero e proprio controllo del traffico.

Google ha di fatto il potere di determinare le sorti delle imprese e delle attività produttive di ultima generazione infatti a seconda di come un’azienda appare nel risultati delle ricerche aumenterà o perderà il proprio fatturato.

Se volesse, Google domani potrebbe oscurare migliaia di siti internet di ispirazione socialista, sovranista, europeista, etc. Il tutto in pochi secondi.

In Italia su Facebook transita il grosso dell’informazione. Eliminare dei soggetti significa escluderli dall’accesso alle informazioni ed impedire loro di esprimersi liberamente in una condizione di parità con gli altri utenti.

Facebook ha eliminato due partiti e centinaia di utenti semplicemente perché dicevano cose non gradite. Su Facebook Italia ci sono ben trentuno milioni di utenti e i giornali fanno le loro visualizzazioni essenzialmente grazie ai link che appaiono sulle pagine di Zuckerberg. Non è semplicemente un “social”, uno svago per adolescenti, Facebook è divenuto uno dei mezzi di comunicazione più invasivi ed importanti d’Italia e d’Europa.

Immaginare che questo colosso possa influire sul sistema dell’informazione di una Nazione democratica senza alcuna possibilità di controllo da parte dello Stato è semplicemente folle.

Gli algoritmi di Facebook che stanno dando la “caccia” a CasaPound sono arrivati a censurare articoli di testate giornalistiche locali e nazionali (ed esempio il Secolo d’Italia) che parlavano di attività di CasaPound Italia. La stampa, è bene ricordarselo, secondo la nostra Costituzione, non può essere soggetta ad alcun controllo preventivo: Facebook invece ha iniziato a pretendere il controllo sui contenuti degli articoli. Il peggior Grande Fratello della storia si è materializzato sui nostri Pc e sui nostri cellulari.

Il Garante per la Privacy, Soro, stemperando gli entusiasmi di Zinagaretti e di alcuni esponenti dem, ha evidenziato, commentando la censura di Facebook contro CasaPound, come «il ruolo sociale delle piattaforme è tale che, oggi, ogni limitazione nel loro uso comprime inevitabilmente la libertà di espressione. L’ultima parola sia sempre affidata all’autorità pubblica».

C’è un grave problema di tenuta della democrazia in Italia. Il Garante per la Privacy lo ha colto. Qui posso evidenziare come, in prospettiva, mano a mano che i media tradizionali (televisione, radio, carta stampata etc) perderanno sempre più peso in favore delle piattaforme “social”, la regolamentazione per Facebook, Google e gli altri colossi che gestiscono il traffico delle informazioni diventerà una necessità non procrastinabile.

Nel frattempo CasaPound Italia ha annunciato che porterà Facebook in Tribunale. La partita è tutt’altro che scontata per il social.

Facebook sarà anche uno spazio privato, tuttavia quando un utente si iscrive al portale firma un contratto con delle regole che vincolano le parti. Facebook non può pensare di recidere unilateralmente il rapporto contrattuale (magari dopo aver incassato per anni sontuose somme per la pubblicità delle pagine e dei profili) sulla base di un proprio capriccio. Facebook dovrà dimostrare in Tribunale che CasaPound e le altre associazioni sono organizzazioni criminali che perseguono fini illeciti, cosa piuttosto difficile da sostenere visto che i soggetti censurati si sono presentati a numerose consultazioni elettorali comprese le ultime elezioni politiche e le elezioni europee.

Vi è poi tutto un delicato profilo giuridico da approfondire circa la liceità del possesso della corrispondenza degli utenti eliminati e dei contenuti pubblicati sulla piattaforma dai vari profili da parte di Zuckerberg.

Come ha detto Soro l’ultima parole deve spettare all’Autorità pubblica. Ai Tribunali italiani il compito di creare precedenti a salvaguardia della libertà di espressione nel web che si espande ogni giorno e che ogni giorno diventa sempre più presente nella nostra vita quotidiana.

DiAvvocato Federico Depetris

Danno da vacanza rovinata. Cosa fare quando si torna da ferie disastrose

[ARTICOLO DELL’AVV. FEDERICO DEPETRIS DEL 30.07.2019 PUBBLICATO SU NUOVA SOCIETA’ NELLA RUBRICA AEQUITAS – L’ARTICOLO ORIGINALE E’ DISPONIBILE QUI ]

Milioni di italiani partiranno per le vacanze nelle prossime settimane. Il tanto agognato momento di riposo e divertimento, dopo un lungo e duro anno di lavoro è finalmente arrivato. Cosa fare se qualcosa dovesse andare storto durante le vacanze per colpa dell’operatore turistico, del Villaggio vacanze oppure della compagnia aerea?

L’art. 47 del Codice del Turismo prevede che gli organizzatori e venditori di viaggi e pacchetti turistici siano responsabili nel caso di inadempimento e inesatta esecuzione degli obblighi assunti dovendo risarcire anche il danno non patrimoniale da c.d. “vacanza rovinata”.

I disguidi arrecati al turista dalle strutture di villeggiatura, dai vettori aerei etc. hanno quale conseguenza immediata e diretta di “rovinare” momenti e giornate che dovrebbero essere dedicate esclusivamente al relax, al riposo. Al contrario, giornate spensierate vengono annullate (in caso di rientri anticipati) oppure semplicemente trasformate in momenti di disagio e forte stress.

Questi pregiudizi, di difficile quantificazione economica, sono meritevoli di essere risarciti; essi costituiscono infatti, secondo l’orientamento della giurisprudenza, danni non patrimoniali per i quali la legge, ai sensi dell’art. 2059 c.c., dispone il loro risarcimento.

Cosa fare quindi dopo un rientro anticipato disposto dal tour operator, oppure in caso di gravi disservizi riscontrati durante le vacanze?

Come si diceva la legge prevede espressamente che i pregiudizi subiti dal turista, purché di non scarsa importanza, siano risarciti. Il turista dovrà essenzialmente allegare e illustrare gli inadempimenti commessi dall’organizzatore/venditore del viaggio mentre non è tenuto a provare i disagi psicofisici legati al predetto inadempimento che non possono formare oggetto di prova diretta. I danni psichici si riterrano provati una volta che sia accertato l’inadempimento dell’organizzatore/venditore del viaggio.

L’ammontare del risarcimento sarà stabilito dal giudice tenuto conto del tempo di vacanza inutilmente trascorso e dell’irripetibilità dell’occasione perduta, tenuto anche conto delle specifiche ed individuali condizioni soggettive del turista danneggiato.

La domanda risarcitoria si prescrive in tre anni dal rientro del luogo di partenza, salvo però che l’inadempimento riguardi le obbligazioni relative al trasporto. In questi casi, infatti, il termine di prescrizione potrebbe scendere a dodici mesi oppure diciotto nel caso in cui il luogo di partenza o arrivo sia fuori dall’Unione Europea.

Rientrati dalla vacanza, quindi, conviene recarsi immediatamente dal proprio legale di fiducia per l’avvio delle più opportune iniziative a propria tutela.

Non bisogna poi dimenticare che nei casi di ritardi imputabili alle compagnie aeree, i vettori sono tenuti, ai sensi del Regolamento (CE) n. 261/2004, ad indennizzare i viaggiatori.

In particolare per ritardi superiori alle tre ore sono dovuti 250,00 euro di indennizzo a viaggiatore per le tratte brevi (1.500 km); 400,00 euro di indennizzo a viaggiatore per le tratte medie (3.500 km); 600,00 euro di indennizzo a viaggiatore per le tratte lunghe (superiori a 3.500 km).

Gli indennizzi si richiedono direttamente alle compagnie aree.

DiAvvocato Federico Depetris

PIAZZA SAN CARLO.

PIAZZA SAN CARLO. “BENE IL PRIMO CASO MA ADESSO RISARCITE ANCHE GLI ALTRI FERITI”

Articolo apparso su CronacaQui del 10.11.2018.

DiAvvocato Federico Depetris

RISARCIMENTO DANNI

 

RISARCIMENTO DANNI DOPO UN SINISTRO STRADALE, UN INFORTUNIO SUL LAVORO, UN ERRORE MEDICO ETC…

Il nostro Codice civile, ispirandosi direttamente ai principi espressi dalla Lex Aquilia, legge romana del 286 a.C., sancisce un importante principio: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno” (art. 2043 c.c.).

Ogni qual volta, quindi, si subisce un danno, sia esso patrimoniale o non patrimoniale (ad es. biologico, morale, esistenziale, mutilazione affettiva etc.), si ha diritto ad ottenere un congruo risarcimento.

Il Codice civile prevede una serie articolata di disposizioni finalizzate a garantire il risarcimento dei danni cagionati durante la circolazione stradale (c.d. sinistri stradali),  dei danni cagionati a causa dell’esercizio di un’attività pericolosa, oppure da un animale, da un minore, da un lavoratore (per i cui danni potrà essere chiamato a risponderne il datore di lavoro) e così via.

Ogni azione od omissione da cui possa originarsi un danno ingiusto, determina il sorgere del diritto ad ottenere il risarcimento.

I danni che possono essere risarciti possono essere patrimoniali oppure non patrimoniali.

Nei danni patrimoniali si possono includere le spese mediche sostenute dopo aver subito un sinistro stradale, i danni riportati al proprio mezzo, ma anche l’eventuale perdita della capacità lavorativa specifica. Si pensi, per quest’ultima ipotesi,  ai lavoratori autonomi che subiscono una grave lesione derivante da un sinistro oppure da un errore medico: essi hanno diritto ad importanti indennizzi finalizzati a compensare la perdita anche solo parziale della loro capacità lavorativa. Il predetto risarcimento viene calcolato ricorrendo ad una formula aritmetica nella quale si tiene conto del miglior reddito annuo degli ultimi tre anni, dell’età del danneggiato, della gravità delle lesioni subite e così via.

I danni, tuttavia, possono essere anche non patrimoniali.

danni non patrimoniali possono essere morali (afflizione personale derivante dall’aver subito un danno ingiusto), esistenziali (modificazione delle proprie abitudini di vita a seguito del danno riportato) e biologici (lesioni all’integrità psicofisica della persona medicalmente accertabili). Per i danni biologici il risarcimento avviene ricorrendo ad alcune tabelle redatte dai Tribunali che consentono di individuare il risarcimento dovuto. Infine deve essere segnalato che anche i parenti delle vittime, che hanno riportato gravissimi danni o che siano persino decedute, hanno diritto a percepire un ingente risarcimento finalizzato a compensare, anche solo in parte, le sofferenze subite.

Gli importi che possono essere riconosciuti ai danneggiati possono essere anche particolarmente elevati.

Ad esempio ad un lavoratore autonomo di anni 35 avente un reddito di 25.000,00 euro annui che  investito da un’auto abbia riportato una frattura scomposta ad un braccio e che abbia così  subito la perdita della capacità lavorativa ammontante a  circa il 16%, potrà avere diritto a circa 110.000,00 euro di risarcimento solo per la perdita della capacità lavorativa. Alla predetta somma dovranno aggiungersi tutti i soldi spesi per le cure, eventuali altri danni documentabili e, cosa ben più rilevante, anche il risarcimento del danno biologico subito che nel caso in esame (ipotizzando un’invalidità permanente del 13%) potrà ammontare a circa 50.000,00 euro . Per un totale complessivo di risarcimento stimabile in euro 160.000,00 (a cui devono aggiungersi tutte le spese) e questo solo a fronte di una lesione di gravità medio bassa. Naturalmente più gravi sono le lesioni riportate, maggiori sarà la somma riconosciuta a titolo di risarcimento.

Nei casi in cui dal sinistro sia derivata la morte del danneggiato ovvero un’invalidità gravissima, i risarcimenti possono anche superare abbondantemente il milione di euro.

Quando si è vittima di danni ingiusti che abbiano cagionato delle lesioni, siano esse gravi o lievi, è consigliabile, sempre, rivolgersi ad un proprio Avvocato di fiducia, anche nei casi in cui le assicurazioni o le controparti abbiano già formulato delle proposte risarcitorie o abbiano persino già corrisposto dei primi importi a titolo risarcitorio e ciò al fine di poter ottenere esattamente il risarcimento dovuto.

L’Avvocato Federico Depetris si occupa di assistere le vittime di fatti illeciti (sinistri stradali, errori medici, reati, etc.) E’ possibile quindi fissare un appuntamento, senza impegno, per poter valutare i danni riportati e le possibilità concrete di ottenere un risarcimento.

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