Archivio dei tag privacy

DiAvvocato Federico Depetris

Si possono usare in giudizio le registrazioni audio?

Sempre più spesso nei giudizi civili e penali fanno il loro accesso le registrazioni audio tra le parti. I nostri telefoni cellulari ormai consentono di registrare le conversazioni tra presenti (come un comune registratore), ma anche, scaricando una semplice app, registrare le conversazioni telefoniche.

L’art. 2712 c.c. dispone espressamente che: “Le riproduzioni fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate …” Peraltro è nella piena logica delle cose che le registrazioni audio, quantomeno tra soggetti presenti alla conversazione registrata, possano essere liberamente e lecitamente prodotte in giudizio, quale forma di documentazione di un fatto storico ossia della conversazione stessa. Ed infatti la Suprema Corte ha avuto modo di chiarire che: “ La registrazione fonografica di un colloqui tra presenti, rientrando nel genus delle riproduzioni meccaniche di cui all’art. 2712 c.c., ha natura di prova ammissibile nel processo civile … “ (Cfr. Cass. 14/27424).

In ambito penale la Suprema Corte, con un insegnamento più volte ribadito, ha precisato che: : “Deve premettersi che, in via di principio, la giurisprudenza della corte di cassazione e’ costante nel ritenere che le registrazioni di conversazioni tra presenti, compiute di iniziativa da uno degli interlocutori, non necessitano dell’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, ai sensi dell’articolo 267 cod. proc. pen., in quanto non rientrano nel concetto di intercettazione in senso tecnico, ma si risolvono in una particolare forma di documentazione, che non e’ sottoposta alle limitazioni ed alle formalita’ proprie delle intercettazioni (Sez. 1, 14-4-1999, Iacovone; Sez. 1, 14-2-1994, Pino; Sez. 6, 8-4-1994, Giannola). Al riguardo, e’ stato evidenziato dalle Sezioni Unite che, in caso di registrazione di un colloquio ad opera di una delle persone che vi partecipi attivamente o che sia comunque ammessa ad assistervi, “difettano la compromissione del diritto alla segretezza della comunicazione, il cui contenuto viene legittimamente appreso soltanto da chi palesemente vi partecipa o vi assiste, e la “terzieta’” del captante. La comunicazione, una volta che si e’ liberamente e legittimamente esaurita, senza alcuna intrusione da parte di soggetti ad essa estranei, entra a far parte del patrimonio di conoscenza degli interlocutori e di chi vi ha non occultamente assistito, con l’effetto che ognuno di essi ne puo’ disporre, a meno che, per la particolare qualita’ rivestita o per lo specifico oggetto della conversazione, non vi siano specifici divieti alla divulgazione (es.: segreto d’ufficio). Ciascuno di tali soggetti e’ pienamente libero di adottare cautele ed accorgimenti, e tale puo’ essere considerata la registrazione, per acquisire, nella forma piu’ opportuna, documentazione e quindi prova di cio’ che, nel corso di una conversazione, direttamente pone in essere o che e’ posto in essere nei suoi confronti; in altre parole, con la registrazione, il soggetto interessato non fa altro che memorizzare fonicamente le notizie lecitamente apprese dall’altro o dagli altri interlocutori. Puo’ dunque essere affermato il principio che la registrazione della conversazioni effettuata da uno degli interlocutori all’insaputa dell’altro non e’ classificabile come intercettazione, ma rappresenta una modalita’ di documentazione dei contenuti della conversazione, gia’ nella disponibilita’ di chi effettua la “documentazione” e potenzialmente riversabili nel processo attraverso la testimonianza.” (Cass. 15/30918).

In definitiva, quindi, le registrazioni audio (di conversazioni telefoniche o di conversazioni “tra presenti”) sono forme di documentazione di fatti utilizzabili e producibili in giudizio.

Avv. Federico Depetris

DiAvvocato Federico Depetris

DATA PROTECTION OFFICER – RESPONSABILE SICUREZZA DATI PERSONALI

DATA PROTECTION OFFICER: IL NUOVO REGOLAMENTO.

Entro il 25 maggio 2018 tutte le aziende italiane dovranno adeguarsi al nuovo regolamento europeo in materia di privacy (Reg. Ue 679 del 2016).

La nuova normativa sulla privacy, che entrerà in vigore il 25 maggio, contiene novità importanti e impone alle aziende che trattano dati personali di cambiare i propri modelli organizzativi adeguandosi a quanto statuito dal nuovo regolamento.

Tra le novità più importanti si segnala l’obbligo per le aziende di nominare un proprio Data Protection Officer – Responsabile dati personali (DPO). Il DPO, secondo quanto sancito dall’art. 39 del regolamento dovrà: “a) informare e fornire consulenza al titolare del trattamento o al responsabile del trattamento nonché ai dipendenti che eseguono il trattamento in merito agli obblighi derivanti dal presente regolamento nonché da altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati; b) sorvegliare l’osservanza del presente regolamento, di altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati nonché delle politiche del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento in materia di protezione dei dati personali, compresi l’attribuzione delle responsabilità, la sensibilizzazione e la formazione del personale che partecipa ai trattamenti e alle connesse attività di controllo;5 c) fornire, se richiesto, un parere in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e sorvegliarne lo svolgimento ai sensi dell’articolo 35; d) cooperare con l’autorità di controllo; e e) fungere da punto di contatto per l’autorità di controllo per questioni connesse al trattamento, tra cui la consultazione preventiva di cui all’articolo 36, ed effettuare, se del caso, consultazioni relativamente a qualunque altra questione. Nell’eseguire i propri compiti il responsabile della protezione dei dati considera debitamente i rischi inerenti al trattamento, tenuto conto della natura, dell’ambito di applicazione, del contesto e delle finalità del medesimo.”

La nomina di un Data Protection Officer – Responsabile dati personali (DPO) è obbligatoria per tutte le aziende. Nel caso in cui non venisse nominato un DPO entro il 25 maggio 2018 è prevista una sanzione amministrativa fino a 10 milioni di euro ovvero (se superiore) pari al 2% del fatturato.

Il nuovo regolamento privacy prevede inoltre una serie di sanzioni amministrative sino a 20 milioni di euro qualora siano omessi una serie di adempimenti in materia privacy.

L’Avv. Federico Depetris svolge attività di DPO – Responsabile trattamento dati personali

PER MAGGIORI INFORMAZIONI

SCRIVI A:  SEGRETERIA@AVVOCATODEPETRIS.IT

 OPPURE VISITA LA PAGINA CONTATTI