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DiAvvocato Federico Depetris

Emergenza Coronavirus: primi licenziamenti per la crisi ed è dramma sociale per i lavoratori in nero

Intervista all’Avv. Federico DEPETRIS del 15.03.2020 de “La Nuova Società” —- ARTICOLO ORIGINALE

I Tribunali sono chiusi a causa dell’emergenza sanitaria. Sono tenute solo le udienze più urgenti. Si registrano però anche nel torinese i primi licenziamenti motivati dalla crisi legata al Covid-19. Un dramma nel dramma che rischia di farci piombare indietro di 8-10 anni. Ne parliamo con l’avvocato Federico Depetris, giovane giuslavorista torinese collaboratore del nostro quotidiano.

Avvocato Depetris è stato in tribunale nei giorni scorsi? Che clima si respira?

Tutte le mie udienze della scorsa settimana sono state rinviate. Non avevo udienze di particolare urgenza e quindi non ho dovuto accedere al Palazzo di Giustizia, dove comunque so che gli ingressi sono contingentati e riservati solo ai colleghi che hanno le udienze confermate.

Come procede l’attività lavorativa degli avvocati?

Mi sono organizzato per lavorare da casa. Passo in studio solo a prendere e riportare i fascicoli, e ritirare la posta. Lavoro incessantemente sulle cause e fascicoli che avevo già in carico. Studio, scrivo, faccio telefonate. Insomma, faccio tutto quello che si può fare senza dover ricevere i clienti o comunque incontrare persone. Dobbiamo fare uno sforzo per fermare i contagi. Nel mio piccolo faccio la mia parte.

Cosa sta succedendo nel mondo del lavoro?

Le attività produttive proseguono. Abbiamo visto e letto tutti delle legittime proteste degli operai che lamentano condizioni di sicurezza scarse o assenti. I datori di lavoro devono garantire la distanza di sicurezza tra operai, i quali devono essere dotati anche di idonee protezioni. Parrebbe che questi accorgimenti non siano stati presi da molte aziende. E poi stanno arrivando i primi licenziamenti …

Ha notizia dei primi licenziamenti per il COVID-19?

Purtroppo, sì. Ho ricevuto le prime telefonate di lavoratori, anche a tempo determinato, lasciati a casa prima della scadenza del contratto. È solo l’inizio. Prevedo uno tsunami di licenziamenti causati dalla inevitabile crisi economica. Il commercio e i pubblici esercizi (bar e ristoranti) credo saranno i primi ad essere duramente colpiti qualora il blocco superasse i quindici giorni. Ripeto. Ci sono già stati i primi licenziamenti. Dovremmo valutare caso per caso quali licenziamenti impugnare e quali no. La situazione è e sarà eccezionale, ma dobbiamo anche evitare che ci sia chi pensa di approfittarsi del coronavirus per lasciare ingiustamente a casa i lavoratori.

Come crede si possa fermare la valanga di licenziamenti che si prevedono?

Ho sentito il governo promettere che nessuno avrebbe perso il proprio posto di lavoro a causa del coronavirus. Spero non siano solo parole finalizzate ad evitare proteste. È necessario un intervento deciso, senza precedenti. Bisogna garantire a tutti il mantenimento del proprio reddito. Va bene la cassa integrazione, ma bisogna anche pensare ad altre forme di intervento a sostegno dell’imprenditoria. Non basta posticipare le scadenze fiscali e contributive. Bisogna prevedere degli sconti, massici, anche sulle imposte relative al 2019 e che dovranno essere saldate nei prossimi mesi. Alle aziende deve essere lasciata quanta più liquidità possibile. Solo così possiamo sostenere la domanda e quindi permettere che le imprese rimangano in piedi. Sforiamo il rapporto deficit-Pil a prescindere da quello che ci dice o chiede l’UE. Qui è in atto un evento eccezionale che avrà conseguenze drammatiche, non è il tempo di fare della piccola ragioneria.

Cosa accade ai lavoratori in nero in un settore, come quello dei bar e ristoranti?

Ho ricevuto anche su questo problema le prime telefonate. Camerieri e cuochi lasciati a casa per via della chiusura dei bar e ristoranti senza ferie o permessi perché assunti irregolarmente. È un dramma. Queste persone non hanno diritto nemmeno alla disoccupazione. In questi casi l’unica alternativa è reclamare la regolarizzazione della posizione lavorativa. Sono purtroppo al lavoro sui primi casi di questo tipo. Il fatto è che non siamo in grado di garantire una risposta tempestiva a queste persone. Sono certo che otterremo giustizia per questi lavoratori, ma non ho certezze sulla tempistica.

DiAvvocato Federico Depetris

Isolamento e quarantena, la prova più dura per tutti. Anche per la Giustizia

[ARTICOLO DELL’AVV. FEDERICO DEPETRIS DEL 14.03.2020  PUBBLICATO SU NUOVA SOCIETA’  – L’ARTICOLO ORIGINALE E’ DISPONIBILE QUI ]

Siamo tutti in isolamento dal 09 marzo 2020. Nella storia moderna dell’Italia non si ha memoria di provvedimenti così drastici. Nemmeno in tempo di guerra si è assistito ad una chiusura integrale delle attività commerciali.

Per trovare dei precedenti dobbiamo andare a ritroso sino al 1630, anno drammatico del ritorno della peste in Europa oppure al 1340, quando la peste nera dimezzò la popolazione europea.

L’isolamento, la lontananza dai nostri affetti, dai nostri amici, dai nostri parenti, dalle nostre attività lavorative e ricreative è la prova più dura che può esserci richiesta.

“L’uomo è un animale sociale” scriveva Aristotele. Siamo ontologicamente “programmati” per socializzare, costituire comunità, costruire ed immaginare il futuro assieme agli altri. L’isolamento è quindi terribile, frustrante ed alienante. Eppure dobbiamo fare il nostro dovere. Dobbiamo cogliere, con lo spirito tragico che permea la nostra storia ed il nostro Dna culturale, l’importanza della sfida che ci si para dinnanzi e che stiamo già affrontando. Dobbiamo essere consapevoli che stiamo facendo uno sforzo importante per la salvaguardia della salute dei nostri affetti e della nostra comunità. Cacciamo al fondo della nostra anima il nostro individualismo ed egoismo. Avremo tempo più avanti di liberarlo nuovamente.

L’Italia si blocca e con essa, in parte, anche la Giustizia.

I tribunali lavoreranno a regime ridotto almeno sino al 22 marzo (ma si attende un nuovo decreto legge che prolunghi la sospensione delle attività almeno sino al 03 aprile).

Il personale della Giustizia, Magistrati, Cancellieri etc., stanno puntualmente svolgendo i loro doveri affrontando le questioni più urgenti. Gli Avvocati continuano, da casa per lo più o comunque senza più ricevere il pubblico, la loro opera: si lavora anche dodici ore al giorno per mandare avanti comunque le pratiche, tenersi in contatto telefonico con i clienti, studiare i fascicoli ed impostare il lavoro per il futuro. I tribunali sono chiusi, i problemi forse si attenuano, ma non spariscono del tutto ed anzi molte persone stentano a capire le difficoltà del momento chiedendo comunque di poter soddisfare la propria sete di giustizia.

Ho ricevuto in questi giorni numerose telefonate di clienti che reclamano il pagamento dei loro stipendi, di padri che non riescono a vedere i loro figli, madri che non ricevono il mantenimento per i loro bambini, lavoratori in nero lasciati a casa dopo la chiusura di bar e ristoranti, imprese che non vengono pagate etc. Ci sono anche i primi licenziamenti per via della crisi economica che ormai sarà un’ineluttabile certezza. Si fa quello che si riesce, grazie alle tecnologie che ci permettono di agire anche a distanza.

Eppure non possiamo nascondere di sentirci, in parte, impotenti a causa della chiusura delle aule di Giustizia. Vi è chi di questo vuoto della Giustizia, nel breve periodo, pensa di potersene approfittare, ma è bene che si sappia che i conti saranno presto o tardi presentati e dovranno essere saldati.