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DiAvvocato Federico Depetris

VENARIA – Casapound querela il sindaco Falcone per i fiori tolti al cimitero

5 dicembre 2018 | La denuncia-querela è stata depositata presso la Procura di Ivrea da Marco Racca e Matteo Rossino.

[articolo del 05.12.2018 del Quotidiano del Venariese – Articolo originale QUI ]

I vertici di CasaPound hanno sporto querela contro il sindaco di Venaria, Roberto Falcone, in merito al famoso caso dei fiori tolti dal cimitero generale nei giorni vicini alla celebrazione del 28 ottobre, “Marcia su Roma” e che, per i militanti del movimento di destra, erano invece per i caduti della Repubblica Sociale Italiana per la vicinanza con le ricorrenze della Commemorazione dei Defunti.

La denuncia-querela è stata depositata presso la Procura di Ivrea da Marco Racca e Matteo Rossino.

“Avevamo deposto delle rose rosse in omaggio ai Caduti venariesi della Repubblica Sociale Italiana lo scorso 28 ottobre – hanno spiegato Matteo Rossino e Marco Racca rispettivamente responsabile provinciale e regionale del partito CasaPound Italia – Avevamo deposto quei fiori come facciamo ogni anno e come faremo anche il prossimo. Falcone si è permesso di rimuoverli dal cimitero solo per mere finalità politiche.” “Il gesto di Falcone – hanno proseguito Racca e Rossino – ci ha profondamente turbati. Non è accettabile che i fiori siano rimossi dal cimitero per il capriccio di un sindaco. La denuncia era un atto dovuto e siamo certi che la magistratura accoglierà le nostre argomentazioni.”

Per l’avvocato Federico Depetris, che li segue in questa vicenda, “Abuso d’ufficio e vilipendio alle tombe sono i due reati che potrebbero essere imputati al Sindaco di Venaria. Francamente non credo esistano precedenti specifici per un atto come questo (un sindaco che ordina la rimozione di alcuni fiori in omaggio a dei caduti), sono certo quindi che la Procura di Ivrea eseguirà tutti i dovuti approfondimenti per verificare la liceità della condotta del sindaco. Io personalmente ritengo che un Sindaco, senza che vi sia un fondato motivo di ordine pubblico, sanitario etc, non possa ordinare la rimozione di omaggi floreali. Falcone ha posto in essere una condotta che ritengo essere arbitraria e quindi abusiva, perché il Sindaco ha utilizzato i propri poteri per colpire degli avversari politici o comunque per fare polemica politica e questo non è accettabile in una democrazia e in uno stato di diritto”.

DiAvvocato Federico Depetris

Il sindaco di Venaria denunciato da Casa Pound: “Ha tolto i nostri fiori ai caduti della Rsi”

[ Articolo apparso sull’edizione on-line de La Stampa del 05.12.2018 – QUI l’articolo originale]

 Questa mattina è stato depositato in Procura di Ivrea l’atto di denuncia-querela firmato da Marco Racca e Matteo Rossino contro il sindaco di Venaria Roberto Falcone.

«Avevamo deposto delle rose rosse in omaggio ai Caduti venariesi della Repubblica Sociale Italiana lo scorso 28 ottobre – hanno spiegato Matteo Rossino e Marco Racca rispettivamente responsabile provinciale e regionale del partito CasaPound Italia – Avevamo deposto quei fiori come facciamo ogni anno e come faremo anche il prossimo. Falcone si è permesso di rimuoverli dal cimitero solo per mere finalità politiche».

 

 

Secca la risposta del primo cittadino del M5S. «Questi personaggi hanno già avuto troppa visibilità. Aspetto fiducioso l’esito della procedura, alla quale evidentemente potrebbe seguire una controquerela. Rimane il fatto che gli omaggi fascisti alla Marcia su Roma in una Città Martire della Resistenza sono inaccettabili e vanno tolti».

 

«Il gesto di Falcone – hanno proseguito dal canto loro Racca e Rossino – ci ha profondamente turbati. Non è accettabile che i fiori siano rimossi dal cimitero per il capriccio di un sindaco. La denuncia era un atto dovuto e siamo certi che la magistratura accoglierà le nostre argomentazioni».

 

«Abuso d’ufficio e vilipendio alle tombe sono i due reati che potrebbero essere imputati al Sindaco di Venaria – ha spiegato infine l‘avvocato torinese Federico Depetris che assiste Racca e Rossino – Francamente non credo esistano precedenti specifici per un atto come questo (un sindaco che ordina la rimozione di alcuni fiori in omaggio a dei caduti), sono certo quindi che la Procura di Ivrea eseguirà tutti i dovuti approfondimenti per verificare la liceità della condotta del sindaco. Io personalmente ritengo che un Sindaco, senza che vi sia un fondato motivo di ordine pubblico, sanitario etc, non possa ordinare la rimozione di omaggi floreali. Falcone ha posto in essere una condotta che ritengo essere arbitraria e quindi abusiva, perché il Sindaco ha utilizzato i propri poteri per colpire degli avversari politici o comunque per fare polemica politica e questo non è accettabile in una democrazia e in uno stato di diritto».

GIANNI GIACOMINO
VENARIA (TORINO)
DiAvvocato Federico Depetris

Una via a Stefano Cucchi? Meglio dedicarla alla sorella

[ARTICOLO DI FEDERICO DEPETRIS DEL 26.10.2018 PUBBLICATO SU NUOVA SOCIETA’ NELLA RUBRICA AEQUITAS – L’ARTICOLO ORIGINALE E’ DISPONIBILE QUI ]

Il Municipio VIII di Roma ha dato via all’iter burocratico per l’intitolazione di una strada a Stefano Cucchi, il trentunenne morto il 22 ottobre del 2009 nel reparto per detenuti dell’Ospedale Sandro Pertini.

Ad oggi numerose inchieste giudiziarie e ben quattro gradi di giudizio, compreso quindi un rinvio in Corte d’Appello, non hanno ancora permesso di fare luce sulla morte del detenuto Stefano Cucchi.

La svolta parrebbe infine essere giunta solo lo scorso 11 ottobre, dopo che sono divenute di dominio pubblico le dichiarazioni di un militare dell’Arma dei Carabinieri che avrebbe confermato, con dovizia di particolari, il pestaggio commesso da alcuni suoi colleghi in danno di Stefano Cucchi.

Una vicenda terribile, dai tratti inquietanti.

Per chi nella vita fa di professione l’avvocato è difficile, anzi direi impossibile, commentare inchieste e processi dei quali si ha solo una conoscenza filtrata dai giornalisti. Mi asterrò quindi, per il momento, da qualsivoglia commento sulle vicende processuali che riguardano questa triste storia.

È superfluo dirlo, ma è bene tenere sempre a mente che in uno stato di diritto chi è nella custodia dello Stato non può essere oggetto di trattamenti inumani, violenti, criminali. Chi veste una divisa, tanto più se ricca di storia e prestigio come quella dell’Arma dei Carabinieri, deve mantenere sempre un comportamento ispirato alla più alta rettitudine e al più assoluto rispetto della legge. Chi veste la divisa, infatti, incarna ed incorpora una funzione, quasi sacra, di rappresentanza della comunità che ha giurato di difendere.

Stefano Cucchi è stata la vittima, certamente, di un brutale pestaggio. Una vittima a cui, però, francamente non intitolerei una strada pubblica.

L’intitolazione delle strade avviene di regola in favore di persone che hanno reso grandi servigi allo Stato o alla comunità locale. Oppure le strade vengono dedicate a personaggi a cui si attribuiscono grandi meriti in ambito politico, culturale, sociale sia in ambito nazionale che eventualmente internazionale. Si intolano le vie agli eroi del Risorgimento, della Grande Guerra, ai grandi scenziati, agli scrittori, pittori e scultori. Si intitolano strade anche ai grandi magnati dell’industria che hanno portato innovazione e creato posti di lavoro. Si intitolano vie e piazza a personaggi dello sport e ai servitori dello Stato caduti nell’adempimento del loro dovere e così via.

In sintesi, si intitolano strade e vie a uomini e donne che la comunità vuole prendere ad esempio e tenere vivi nel ricordo delle generazioni future.

La vicenda di Stefano Cucchi senza dubbio merita di essere studiata, ricordata e mai dimenticata. Ma Stefano Cucchi non era un eroe e nemmeno la sua drammatica morte lo ha reso tale.

Stefano Cucchi non sarà mai un esempio per le generazioni future.

Se proprio a seguito della morte di Stefano Cucchi è diventato necessario dedicare una via che ci sia da monito per il futuro e che quindi ci spinga come comunità nazionale ad una riflessione sui diritti dei detenuti, allora che la strada sia dedicata ad Ilaria Cucchi, che, a modo suo, è stata una piccola eroina dei nostri tempi, che negli anni, con le unghie e con i denti, si è battuta valorosamente per scoprire la verità sulla morte del fratello.

A Ilaria Cucchi deve essere riconosciuto il grandissimo merito di non essersi arresa, anche quando nei processi la strada per giungere alla verità sembra sempre più lontana. La sorella di Stefano può essere presa ad esempio di perseveranza, di coraggio, di tenacia. Ilaria Cucchi si è battuta per l’ultimo degli ultimi: un detenuto tossicodipendente, pregiudicato e spacciatore.

Non so se i carabinieri saranno infine condannati ed eventualmente per quali reati. Tuttavia ammiro la tenacia della signora Cucchi e nell’epoca odierna di assoluto decadimento di valori quali ad esempio il coraggio e la perseveranza, Ilaria ben può assurgere al ruolo di “esempio”, sperando però che non rovini tutto con suoi improbabili impegni in politica.

Se vogliamo dedicare una via, dedichiamola a Ilaria Cucchi, che per nove anni ha sfidato le ingiustizie, le omertà e gli ostacoli di un sistema spesso congegnato per allontanare la verità dalle aule di giustizia.

Le vie, secondo la normativa vigente, non possono essere intitolate a persone in vita o decedute da meno di dieci anni (salva la possibilità di deroga per quest’ultimo caso). Viva a lungo, quindi, Ilaria. Continui a battersi per i diritti dei detenuti e alla fine sarei ben lieto di vedere una via dedicata alla sua persona, a testimonianza che anche in un moderno stato di diritto a volte è necessario battersi fino all’ultimo per vedere trionfare la giustizia.

 

DiAvvocato Federico Depetris

Parla una vittima di piazza San Carlo: “Pensavo di morire. Per mesi ho avuto paura ad uscire di casa”

Parla una vittima di piazza San Carlo: “Pensavo di morire. Per mesi ho avuto paura ad uscire di casa”

[Articolo del 22/10/2018 apparso su Nuova Società – Quotidiano On-Line di Torino –  Qui l’articolo originale ]

Udienza preliminare per i fatti di piazza San Carlo. Nell’aula bunker del carcere delle Vallette Lorusso-Cotugno compariranno davanti al Gup, Maria Francesca Abenavoli, i quindici indagati per il ferimento di 1500 persone e la morte di Erika Pioletti durante la proiezione della finale di Champions League Juventus-Real Madrid il 3 giugno 2017. Si dovrà decidere se procedere o meno, accettando quindi la richiesta di rinvio a giudizio dei pm Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo contro la sindaca Chiara Appendino, l’ex questore di Torino Angelo Sanna, l’ex capo di Gabinetto della sindaca Paolo Giordana, funzionari e dirigenti di Comune e Turismo Torino sui quali pesa l’accusa di omicidio, lesioni e disastro colposo.
Ma se le luci dei riflettori si sono accese su quelle che potrebbero diventare imputati di questo procedimento, non ci si può dimenticare delle vittime di quella maledetta sera. Una di queste è Samantha Gaudio, rappresentata, assieme ad altri feriti del 3 giugno, dall’avvocato Federico Depetris.
Per Samantha quella sera che doveva essere di festa è un incubo anche oggi. Quando risponde alle nostre domande la voce è rotta dall’emozione del ricordo.

Cosa si ricorda di quel 3 giugno 2017?

Quella sera ero in piazza San Carlo, all’altezza della scritta “Martini” per intenderci, a vedere la finale col mio fidanzato. Sinceramente non so dire cosa sia successo: mi ricordo solo di aver sentito due boati, sembravano spari. La gente urlava e sembrava un attentato terroristico, girava la voce di un camion sulla folla. Ma è stata tutta una frazione di secondi in realtà: mi sono voltata, guardo il mio ragazzo che mi urla “Corri, corri”, per farvi capire quanto sia stato veloce il tutto, appena mi sono voltata per scappare siamo stati travolti dalla folla. Una questione di secondi, tutti caduti uno sopra l’altro, io ero sotto a decine di altri corpi che continuavano a cadere, dimenarsi, il mio fidanzato si è divincolato e non lo vedevo, non mi sentivo più la gamba sinistra perchè era schiacciata dalle persone e, dopo qualche minuto, il ragazzo con altri hanno iniziato a rialzare i feriti e anche me.

E dopo cosa è successo?

Per fortuna riuscivo a muovermi. Ci ha raggiunto mio padre e ci ha portato immediatamente all’ospedale, tutti i prontosoccorso erano intasati, decine di feriti ovunque, gente che piangeva, sangue. A me hanno riscontrato un trauma di schiacciamento alla coscia sinistra e distorsione caviglia. Il mio piede sinistro è rovinato, praticamente.

Ma questi sono solo i danni fisici…

Per mesi non siamo riusciti a stare in posti troppo chiusi o nei posti affollati come pullman, cinema, ecc. Non volevamo nemmeno più mettere piede in centro a Torino. Può sembrare incredibile, ma non lo è. Con calma la situazione sta migliorando, dopo tutto questo tempo, e sono stata più fortunata di altri.

Immagino che oggi la rabbia sia tanta. Con chi?

Sono arrabbiatissima col Comune, eravamo letteralmente chiusi in una gabbia. O, comunque, con gli organizzatori. C’era vetro ovunque, feriti, geste schiacciata. Durante la partita, finchè non succede nulla, uno non ci fa tanto caso, anche perchè si fida degli organizzatori, ma subito dopo il disastro, era ben chiaro che anche se i problemi possono succedere, non si era pronti a nulla.

Lei ha scelto di affrontare il Processo per i danni subiti. Cosa spera che emerga dal processo?

La cosa principale è una: che nei prossimi eventi le cose vengano organizzate meglio. Oggi è successo a noi e ad altre centinaia di persone, ma non deve più capitare. Oggi ho un piede distrutto e ho vissuto mesi con l’ansia, non si può minimizzare tutto questo e non trovare dei colpevoli. Ci devono essere e devono pagare.

DiAvvocato Federico Depetris

Piazza San Carlo, verso il 23 Ottobre – Intervista all’Avv. Federico Depetris

Piazza San Carlo, verso il 23 Ottobre

Articolo del 09.10.2018 de “La Nuova Società

ARTICOLO ORIGINALE

Il 3 Giugno 2017 è una data che verrà ricordata in tutta Torino e non solo. È il giorno della finale di Champions League: si affrontavano Juventus e Real Madrid, ma nella piazza storica di Torino, piazza San Carlo, davanti al maxischermo è accaduto l’inimmaginabile: una ventata di terrore che ha travolto presenti e lasciato per terra migliaia di feriti ed una vittima.
Secondo gli investigatori a scatenare il caos quel giorno fu l’utilizzo di spray urticanti da parte di una gang di giovani nordafricani che, nel tentativo di scippare i tifosi, avrebbero seminando il panico.

I componenti della banda sono finiti in manette e verranno processati per diversi capi d’accusa.
Ma il 23 ottobre inizia un altro processo per la morte di Erika Pioletti e il ferimento di oltre 1500, vittime di quella tragica serata, che vede al banco degli imputati Chiara Appendino, l’ex questore di Torino Angelo Sanna, l’ex capo di gabinetto Paolo Giordana, il dirigente comunale Paolo Lubbia e altre undici persone.

Appendino e gli altri sono accusati di disastro, lesioni e omicidio colposo, reati figli dell’inchiesta sulle modalità con cui fu organizzato e gestito l’evento di piazza San Carlo. La tesi della Procura, confortata da una consulenza tecnica dell’architetto Mauro Esposito, è che la serata in piazza non fu organizzata in maniera ottimale e avrebbe dovuto essere annullata.
Come detto il 23 ottobre ci svolgerà a porte chiuse, nell’aula bunker del carcere “Lorusso-Cutugno”, l’udienza preliminare.

Di questo procedimento abbiamo parlato con l’avvocato Federico Depetris, difensore di alcuni che restarono feriti in piazza San Carlo il 3 giugno.

Cosa accadrà all’udienza del 23 ottobre, la prima del processo per i fatti di piazza San Carlo?

L’udienza preliminare del 23 ottobre aprirà uno dei processi più importanti che saranno celebrati nel 2018 e 2019. Non credo che ci saranno particolari colpi di scena, soprattutto in questa fase. Ho l’impressione che gli imputati vorrano giocarsi tutte le loro carte nel procedimento ordinario e quindi non credo assisteremo a patteggiamenti o a richieste di riti abbreviati.

In ogni caso si tratterà di un processo complicato nel quale vedremo all’opera, sia tra le fila dei difensori degli imputati che tra quelle delle persone offese, alcuni dei migliori avvocati penalisti del Foro di Torino.

Lei che assiste alcune vittime di piazza San Carlo, che strategia pensa adotteranno le persone danneggiate in questo processo?

Innanzitutto posso dire che io personalmente condivido pressoché integralmente l’impianto accusatorio della Procura, la quale peraltro ha svolto un lavoro di indagine monumentale. Chi delle persone offese si costituirà parte civile lo farà per vedersi risarciti i danni subiti e per vedere condannate tutte quelle persone, e sono veramente molte, che hanno commesso degli errori imperdonabili.

Quali errori non possono essere scusati agli imputati?

In generale, studiando gli atti dell’attività di indagine, si può notare una totale negligenza, che non esiterei a chiamare sciatteria, nell’organizzare la proiezione della finale Juventus – Real Madrid. Il piano di emergenza era pieno di refusi ed era senza dubbio il frutto di un maldestro copia e incolla effettuato da piani di emergenza precedenti. La scelta, poi, di allestire la piazza trasformandola in un “recinto”, dove 40.000 persone si sono ammassate l’una sull’altra è stata una follia. Le vie di fuga erano insufficienti, non erano segnalate e comunque non erano in grado di consentire l’esodo delle persone che di fatto rimasero intrappolate nella piazza. Come poi è emerso sin dai primi momenti non era nemmeno stato nominato un responsabile per la sicurezza. Un’omissione gravissima.

Quali sono le responsabilità della sindaca Chiara Appendino?

Anche su questo condivido l’impianto accusatorio. Le omissioni e negligenze della prima cittadina sono state numerose. Non scusabili. Sono curioso di vedere che atteggiamento difensivo assumerà la sindaca nel processo. Una cosa però trovo assolutamente imperdonabile ad Appendino: l’aver lasciato i suoi funzionari sguarniti di direttive.

In piazza San Carlo la sera del 03 giugno 2017, proprio durante il diffondersi del panico, è avvenuto infatti un fatto incredibile: gli organizzatori dell’evento, il Comune e TTP, non erano presenti con i loro vertici apicali o con loro delegati. Gli operanti della Polizia, durante le ondate di panico, parrebbe che abbiano cercato gli organizzatori per invitarli a comunicare al pubblico di mantenere la calma, ma non trovarono nessuno. Non c’era nessuno che gestisse la piazza quella sera.

Nei racconti dei suoi assistiti cos’è che l’ha impressionata di più?

I miei clienti sono tutti stati travolti dalla calca e ripetutamente calpestati. Tutti mi hanno raccontato di aver pensato di stare per morire. Una sensazione terribile da cui non si riprenderenno mai. Per mesi e mesi i miei clienti non sono riusciti a recarsi in luoghi affollati perché anche solo salire su di un semplice tram causava loro attacchi di panico. I miei clienti hanno avuto disturbi del sonno e sono stati costretti a ricorrere agli psicoterapeuti per provare a superare il trauma.

Nei giorni immediatamente successivi ai fatti di piazza San Carlo iniziò a montare la polemica per l’assenza di copertura assicurativa per l’evento del 03 giugno 2017. Arriveranno i risarcimenti per i feriti dalle assicurazioni del Comune e di Turismo Torino?

Dare una risposta a questa domanda è prematuro. Ad oggi non mi risulta che le assicurazioni abbiano risarcito i danni. Per quanto però a mia conoscenza diretta, le posso dire che nonostante sia passato più di un anno da quando ho inviato le diffide al Comune e a Turismo Torino e Provincia, nessuno dei predetti enti o delle loro compagnie di assicurazioni ha formulato una proposta risarcitoria.

Questo è anche uno dei motivi per cui oltre a difendere alcune persone che intendono partecipare attivamente al processo penale che si aprirà il 23 ottobre, ho anche già introdotto un’azione civile per conto di un’altra mia assistita. Ritengo, infatti, che ci siano tutti i presupposti affinché il Comune di Torino e TTP possano essere condannati a risarcire i danni.