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DiAvvocato Federico Depetris

Danno da vacanza rovinata. Cosa fare quando si torna da ferie disastrose

[ARTICOLO DELL’AVV. FEDERICO DEPETRIS DEL 30.07.2019 PUBBLICATO SU NUOVA SOCIETA’ NELLA RUBRICA AEQUITAS – L’ARTICOLO ORIGINALE E’ DISPONIBILE QUI ]

Milioni di italiani partiranno per le vacanze nelle prossime settimane. Il tanto agognato momento di riposo e divertimento, dopo un lungo e duro anno di lavoro è finalmente arrivato. Cosa fare se qualcosa dovesse andare storto durante le vacanze per colpa dell’operatore turistico, del Villaggio vacanze oppure della compagnia aerea?

L’art. 47 del Codice del Turismo prevede che gli organizzatori e venditori di viaggi e pacchetti turistici siano responsabili nel caso di inadempimento e inesatta esecuzione degli obblighi assunti dovendo risarcire anche il danno non patrimoniale da c.d. “vacanza rovinata”.

I disguidi arrecati al turista dalle strutture di villeggiatura, dai vettori aerei etc. hanno quale conseguenza immediata e diretta di “rovinare” momenti e giornate che dovrebbero essere dedicate esclusivamente al relax, al riposo. Al contrario, giornate spensierate vengono annullate (in caso di rientri anticipati) oppure semplicemente trasformate in momenti di disagio e forte stress.

Questi pregiudizi, di difficile quantificazione economica, sono meritevoli di essere risarciti; essi costituiscono infatti, secondo l’orientamento della giurisprudenza, danni non patrimoniali per i quali la legge, ai sensi dell’art. 2059 c.c., dispone il loro risarcimento.

Cosa fare quindi dopo un rientro anticipato disposto dal tour operator, oppure in caso di gravi disservizi riscontrati durante le vacanze?

Come si diceva la legge prevede espressamente che i pregiudizi subiti dal turista, purché di non scarsa importanza, siano risarciti. Il turista dovrà essenzialmente allegare e illustrare gli inadempimenti commessi dall’organizzatore/venditore del viaggio mentre non è tenuto a provare i disagi psicofisici legati al predetto inadempimento che non possono formare oggetto di prova diretta. I danni psichici si riterrano provati una volta che sia accertato l’inadempimento dell’organizzatore/venditore del viaggio.

L’ammontare del risarcimento sarà stabilito dal giudice tenuto conto del tempo di vacanza inutilmente trascorso e dell’irripetibilità dell’occasione perduta, tenuto anche conto delle specifiche ed individuali condizioni soggettive del turista danneggiato.

La domanda risarcitoria si prescrive in tre anni dal rientro del luogo di partenza, salvo però che l’inadempimento riguardi le obbligazioni relative al trasporto. In questi casi, infatti, il termine di prescrizione potrebbe scendere a dodici mesi oppure diciotto nel caso in cui il luogo di partenza o arrivo sia fuori dall’Unione Europea.

Rientrati dalla vacanza, quindi, conviene recarsi immediatamente dal proprio legale di fiducia per l’avvio delle più opportune iniziative a propria tutela.

Non bisogna poi dimenticare che nei casi di ritardi imputabili alle compagnie aeree, i vettori sono tenuti, ai sensi del Regolamento (CE) n. 261/2004, ad indennizzare i viaggiatori.

In particolare per ritardi superiori alle tre ore sono dovuti 250,00 euro di indennizzo a viaggiatore per le tratte brevi (1.500 km); 400,00 euro di indennizzo a viaggiatore per le tratte medie (3.500 km); 600,00 euro di indennizzo a viaggiatore per le tratte lunghe (superiori a 3.500 km).

Gli indennizzi si richiedono direttamente alle compagnie aree.

DiAvvocato Federico Depetris

Si possono usare in giudizio le registrazioni audio?

Sempre più spesso nei giudizi civili e penali fanno il loro accesso le registrazioni audio tra le parti. I nostri telefoni cellulari ormai consentono di registrare le conversazioni tra presenti (come un comune registratore), ma anche, scaricando una semplice app, registrare le conversazioni telefoniche.

L’art. 2712 c.c. dispone espressamente che: “Le riproduzioni fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate …” Peraltro è nella piena logica delle cose che le registrazioni audio, quantomeno tra soggetti presenti alla conversazione registrata, possano essere liberamente e lecitamente prodotte in giudizio, quale forma di documentazione di un fatto storico ossia della conversazione stessa. Ed infatti la Suprema Corte ha avuto modo di chiarire che: “ La registrazione fonografica di un colloqui tra presenti, rientrando nel genus delle riproduzioni meccaniche di cui all’art. 2712 c.c., ha natura di prova ammissibile nel processo civile … “ (Cfr. Cass. 14/27424).

In ambito penale la Suprema Corte, con un insegnamento più volte ribadito, ha precisato che: : “Deve premettersi che, in via di principio, la giurisprudenza della corte di cassazione e’ costante nel ritenere che le registrazioni di conversazioni tra presenti, compiute di iniziativa da uno degli interlocutori, non necessitano dell’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, ai sensi dell’articolo 267 cod. proc. pen., in quanto non rientrano nel concetto di intercettazione in senso tecnico, ma si risolvono in una particolare forma di documentazione, che non e’ sottoposta alle limitazioni ed alle formalita’ proprie delle intercettazioni (Sez. 1, 14-4-1999, Iacovone; Sez. 1, 14-2-1994, Pino; Sez. 6, 8-4-1994, Giannola). Al riguardo, e’ stato evidenziato dalle Sezioni Unite che, in caso di registrazione di un colloquio ad opera di una delle persone che vi partecipi attivamente o che sia comunque ammessa ad assistervi, “difettano la compromissione del diritto alla segretezza della comunicazione, il cui contenuto viene legittimamente appreso soltanto da chi palesemente vi partecipa o vi assiste, e la “terzieta’” del captante. La comunicazione, una volta che si e’ liberamente e legittimamente esaurita, senza alcuna intrusione da parte di soggetti ad essa estranei, entra a far parte del patrimonio di conoscenza degli interlocutori e di chi vi ha non occultamente assistito, con l’effetto che ognuno di essi ne puo’ disporre, a meno che, per la particolare qualita’ rivestita o per lo specifico oggetto della conversazione, non vi siano specifici divieti alla divulgazione (es.: segreto d’ufficio). Ciascuno di tali soggetti e’ pienamente libero di adottare cautele ed accorgimenti, e tale puo’ essere considerata la registrazione, per acquisire, nella forma piu’ opportuna, documentazione e quindi prova di cio’ che, nel corso di una conversazione, direttamente pone in essere o che e’ posto in essere nei suoi confronti; in altre parole, con la registrazione, il soggetto interessato non fa altro che memorizzare fonicamente le notizie lecitamente apprese dall’altro o dagli altri interlocutori. Puo’ dunque essere affermato il principio che la registrazione della conversazioni effettuata da uno degli interlocutori all’insaputa dell’altro non e’ classificabile come intercettazione, ma rappresenta una modalita’ di documentazione dei contenuti della conversazione, gia’ nella disponibilita’ di chi effettua la “documentazione” e potenzialmente riversabili nel processo attraverso la testimonianza.” (Cass. 15/30918).

In definitiva, quindi, le registrazioni audio (di conversazioni telefoniche o di conversazioni “tra presenti”) sono forme di documentazione di fatti utilizzabili e producibili in giudizio.

Avv. Federico Depetris