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Sovraindebitamento: ammesso il patrocinio a spese dello stato.

Il Tribunale di Torino sentenza del 16 novembre 2017 ha precisato che:  “La normativa sul gratuito patrocinio trova applicazione anche nelle procedure di sovraindebitamento, avendo la stessa carattere generale in applicazione dell’art. 24 della Costituzione e non trovando applicazione le regole sul pagamento dei professionisti proprie delle procedure di concordato preventivo, stante l’autonomia sistematica e funzionale degli istituti contemplati nella legge n. 3 del 2012.

Prima della sentenza del Tribunale di Torino in molti dubitavano dell’ammissibilità del patrocinio a spese dello Stato per coloro i quali intendessero avvalersi dell’assistenza di un avvocato per avviare le procedure previste dalle legge n. 3 del 2012, meglio nota, giornalisticamente, come “legge salva suicidi“.

La precisazione del Tribunale di Torino, molto attesa, ha il merito di favorire l’accesso alle procedure di sovraindebitamento assicurando la possibilità a tutti i cittadini di poter tentare la strada dell’esdebitazione, ossia della cancellazione di tutti i debiti.

Con le procedure di cui alla legge n. 3 del 2012, vi è infatti la possibilità di riuscire ad ottenere uno stralcio significativo dei debiti e la possibilità di una loro cancellazione al termine della procedura. Possono essere oggetto di stralcio praticamente tutti i debiti, quindi anche quelli contratti con le banche, quelli con l’Agenzia delle entrate (ad eccezione di quelli relativi ad alcune imposte e dazi), con fornitori etc.

Avv. Federico Depetris

DiAvvocato Federico Depetris

COME CANCELLARE TUTTI I DEBITI. ESDEBITAZIONE FALLIMENTARE.

ESDEBITAZIONE FALLIMENTARE: CANCELLARE TUTTI I DEBITI DOPO LA CHIUSURA DEL FALLIMENTO.

Una volta intervenuta la chiusura di una procedura fallimentare, i creditori rimasti insoddisfatti potranno aggredire il patrimonio del fallito.

Nel caso in cui, quindi, a fallire sia stata anche una persona fisica, questa, dopo la chiusura del fallimento, è comunque tenuta ed obbligata a dare piena soddisfazione ai propri creditori rimasti insoddisfatti in sede concorsuale.

Vi è tuttavia la possibilità per il debitore di chiedere la “cancellazione” di tutti i suoi debiti.

L’art. 142 della Legge Fallimentare individua i requisti per chiedere ed ottenere il decreto di esdebitazione.

Il fallito persona fisica è ammesso al beneficio della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti a condizione che: 1) abbia cooperato con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utile all’accertamento del passivo e adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni; 2) non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura; 3) non abbia violato le disposizioni di cui all’articolo 48; 4) non abbia beneficiato di altra esdebitazione nei dieci anni precedenti la richiesta; 5) non abbia distratto l’attivo o esposto passività insussistenti, cagionato o aggravato il dissesto rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari o fatto ricorso abusivo al credito; 6) non sia stato condannato con sentenza passata in giudicato per bancarotta fraudolenta o per delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio, e altri delitti compiuti in connessione con l’esercizio dell’attività d’impresa, salvo che per tali reati sia intervenuta la riabilitazione. Se è in corso il procedimento penale per uno di tali reati, il tribunale sospende il procedimento fino all’esito di quello penale.

L’esdebitazione non può essere concessa qualora non siano stati soddisfatti, neppure in parte, i creditori concorsuali.

Restano esclusi dall’esdebitazione: a) gli obblighi di mantenimento e alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all’esercizio dell’impresa; (2) b) i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale nonché le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti. Sono salvi i diritti vantati dai creditori nei confronti di coobbligati, dei fideiussori del debitore e degli obbligati in via di regresso.”

 

L’esdebitazione, come si è visto, può essere concessa solo quando siano stati soddisfatti, anche solo in via parziale i creditori concorsuali.

Secondo un’opinione più restrittiva della predetta disposizione, è necessario che tutti i creditori siano stati parzialmente soddisfatti. Secondo, invece, una diversa interpretazione, è sufficiente che siano stati soddisfatti anche solo alcuni dei creditori.

Tale ultima interpretazione ha infine ottenuto l’avvallo della Corte di Cassazione a Sezioni Unite. La Suprema Corte ha avuto modo, infatti, di chiarire che: ” L’art. 142, co. 2, L.F., deve essere interpretato nel senso che ai fini dell’accesso al beneficio della esdebitazione non è necessario che tutti i creditori concorsuali siano soddisfatti, ma è sufficiente che siano soddisfatti almeno una parte dei creditori. È rimesso al prudente apprezzamento del giudice di merito valutare quando sia avvenuto il soddisfacimento parziale dei crediti richiesto per il riconoscimento del beneficio” ( Cass. Sezioni Unite n. 24215/2011).

Tale principio è stato recentissimamente confermato dalla Suprema Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 7550/2018 ove si è affermato che: “È arbitrario considerare unicamente la percentuale di pagamento dei creditori concorsuali come ostacolo decisivo al beneficio dell’esdebitazione. La liberazione dai debiti residui deve essere concessa, a determinate condizioni, a meno che i creditori siano rimasti del tutto insoddisfatti …”

Ai sensi della Legge Fallimentare, inoltre, è necessario non aver riportato alcuna condanna penale per reati commessi nell’esercizio dell’attività di amministrazione dell’impresa.

Cosa accade in caso di applicazione di pena su accordo delle parti (patteggiamento), ad esempio, per bancarotta?

Secondo l’opinione maggioritaria,  non osta alla concessione dell’esdebitazione l’eventuale passaggio in giudicato di una sentenza di patteggiamento. Infatti, la sentenza di applicazione della pena su accordo delle parti è una condanna sui generis in quanto non presuppone una dichiarazione di colpevolezza né può essere considerata una condanna in senso proprio.

Tali principi sono stati fatti propri dai Giudici di merito, in particolare il Tribunale di Padova ha avuto modo di precisare che: “Ai fini della valutazione dei presupposti per la concessione del beneficio dell’esdebitazione, l’esistenza carico del richiedente di un provvedimento di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 c.p.p., che, come è noto, non può avere efficacia di giudicato nel processo civile, costituisce un utile indizio da valutare in concorso con altre circostanze. (Nel caso di specie, il Tribunale ammesso il ricorrente al beneficio dell’esdebitazione, ritenendo che l’applicazione della pena a seguito di patteggiamento per il reato di bancarotta fraudolenta costituisse l’unico indizio sfavorevole al ricorrente a fronte di una pluralità di elementi indicativi di una condotta collaborativa con gli organi della procedura).” (Cfr. Tribunale di Padova, sentenza del 09.02.2013, massima redazionale IlCaso.it – SmartLex24).

Nel caso in cui l’istanza di esdebitazione non venisse accolta, tutti i crediti rimasti insoddisfatti diverrebbero inesigibili nei confronti del fallito, il quale quindi otterrebbe la sua propria e integrale liberazione da ogni obbligo nei confronti dei suoi creditori.

Non bisogna confondere l’esdebitazione fallimentare, con l’istituto di cui alla Legge n. 03 del 2012.

Avv. Federico Depetris

 

DiAvvocato Federico Depetris

LE SENTENZE CHE FANNO TREMARE LE BANCHE

NULLITA’ DEI CONTRATTI BANCARI PRIVI DELLA DOPPIA SOTTOSCRIZIONE.

L’Art. 117 TUB prescrive la nullità dei contratti bancari non formalizzati per iscritto.

Le Banche, sono solite, all’atto della stipulazione dei contratti, consegnare ai clienti una copia del contratto non sottoscritta dalla Banca e a trattenersi una copia dell’accordo sottoscritta dai clienti ma non anche dalla Banca medesima.

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 5919 del 26 marzo 2016 ha precisato che: “in caso di formazione dell’accordo mediante lo scambio di distinte scritture inscindibilmente collegate, il requisito della forma scritta ad substantiam in tanto è soddisfatto, in quanto entrambe le scritture, e le corrispondenti dichiarazioni negoziali, l’una quale proposta e l’altra quale accettazione, siano formalizzate. E, insorta sul punto controversia, vale la regola generale secondo cui, con riguardo ai contratti per i quali la legge prescrive la forma scritta a pena di nullità, la loro esistenza richiede necessariamente la produzione in giudizio della relativa scrittura (Cass. 14 dicembre 2009, n. 26174).

Sorprendentemente la Corte di Cassazione, smentendo un consolidato orientamento precedente, ha indicato chiaramente che i contratti debbono necessariamente riportare le sottoscrizioni di entrambe le parti, in difetto i rapporti contrattuali sono nulli con tutte le relative e rilevanti conseguenze. Nei casi in cui un contratto sia stipulato per corrispondenza mediante l’invio di una proposta, seguita da una accettazione, in giudizio debbono necessariamente essere prodotte le scritture di proposta e accettazione che debbono riportare le sottoscrizioni rispettivamente dal proponente e dall’accettante.

Le conseguenze derivanti dal nuovo orientamento giurisprudenziale rischiano di avere pesantissimi effetti per le Banche a tutto vantaggio dei debitori.

Chi ha stipulato un contratto di apertura di credito su conto corrente (c.d. affidamenti, fidi etc.), qualora non sia in possesso di una copia firmata dalla Banca ovvero si veda citare in giudizio per il pagamento dei propri debiti senza che la Banca produca la contrattualistica comprensiva delle sottoscrizioni dell’Istituto di credito, potrà ottenere la declaratoria di nullità del contratto e, di fatto nel caso delle aperture di credito, l’azzeramento del proprio debito, proprio come avvenuto nel caso qui di seguito analizzato.

UN CASO PRATICO.

La Banca Alfa otteneva un decreto ingiuntivo nei confronti della società Zeta, con il quale la debitrice veniva condannata al pagamento di uno scoperto di conto corrente derivante dalla stipulazione di una serie di contratti di affidamento (ossia aperture di credito su conto corrente). La società Zeta proponeva opposizione al decreto ingiuntivo il cui giudizio si concludeva con il rigetto dell’opposizione e la conferma del decreto ingiuntivo. La società Zeta proponeva appello avverso la predetta sentenza.

La Corte d’Appello di Torino, con la sentenza n. 1301/2017 dichiarava nulli i contratti di apertura di credito su conto corrente (affidamenti) per violazione dell’art. 117 TUB e ciò in quanto le scritture contrattuali prodotte in atti non recavano la firma della Banca, ma solo della correntista Zeta.

In particolare la Corte d’Appello ha statuito “ … nell’ipotesi in cui il testo negoziale venga prodotto da una dalle parti con la sola sottoscrizione dell’altro contraente, il suo utilizzo vale come accettazione della proposta contrattuale e comporta il perfezionamento dell’accordo con efficacia ex nunc, sempre che l’altra parte non abbia nel frattempo revocato quella che si deve definire tecnicamente come proposta … Il perfezionamento del contratto comporta anche la necessità che le sottoscrizioni siano contestuali o che, se effettuate in momenti diversi e/o contenute in atti separati, siano inequivocamente correlabili senza soluzione di continuità così da poter e dover essere considerate solo in modo unitario.” Ed ancora : “ … manca il necessario supporto documentale che attesti l’esistenza e il contenuto del rapporto di conto corrente tra le parti …. Le due aperture di credito del xx.xx.xxxx e del yy.yy.yyyy riportano invece la sola sottoscrizione di Zeta e non vi è alcun documento proveniente dalla banca e sottoscritto dalla stessa che, in correlazione stretta con i moduli firmati dalla società debitrice, possa dimostrare l’intervenuto accordo con la forma necessaria per esso a pena di nullità. In questo contesto probatorio, il solo estratto conto al bb.bb.bbbb, riportante il saldo finale dovuto, non ha alcuna utilità a fondare la domanda di pagamento nei termini prospettati dalla banca …

La Corte d’Appello di Torino, quindi, ha ritenuto nulli i rapporti contrattuali intercorrenti tra le parti per mancato rispetto della forma scritta richiesta ad substantiam dall’art. 117 TUB per i contratti bancari, provvedendo ad azzerare la creditoria della Banca nei confronti della debitrice.

CONCLUSIONI

La sentenza n. 5919 del 26 marzo 2016 della Corte di Cassazione, ormai recepita anche dalle corti di merito, apre un nuovo fronte del contenzioso bancario, attualmente ancora fortemente inflazionato dalle cause per usura, anatocismo, commissione di massimo scoperto etc. Un nuovo fronte in cui le Banche, a differenza delle cause per usura e anatocismo, si trovano in una posizione di debolezza.

In verità sono numerose le critiche che possono essere mosse al nuovo orientamento giurisprudenziale qui commentato e che verosimilmente nel prossimo futuro sarà soggetto al vaglio delle sezioni unite della Corte di Cassazione, cionondimeno è ragionevole aspettarsi da parte dei clienti delle Banche che abbiano stipulato contratti di apertura di credito su conto corrente (affidamenti, fidi etc) il ricorso alle vie giudiziarie per provare ad ottenere l’azzeramento totale del loro debito.

Avv. Federico Depetris